XXV Aprile
Liceo Classico, Scientifico e Musicale
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Cineforum

“NON PIANGETE! È SOLO SONNO ARRETRATO". Cineforum sul Tema della Morte

 

Il Liceo Statale "XXV Aprile" di Portogruaro anche per l'a.s. 2018-2019 propone un CINEFORUM APERTO A TUTTI coloro che, adulti e adolescenti, interni o esterni all'Istituto, siano interessati ad approfondire il discorso sullo specifico filmico.Con il supporto di “Estate Violenta”, Associazione Portogruarese di Cultura Cinematografica che gestirà da “tutor esterno” l’attività di Alternanza Scuola Lavoro con recensioni e laboratorio di scrittura, il duo cinefilo Amurri & Berlinghieri ® persegue la finalità di sempre: tendere a una fruizione corretta e adeguata del linguaggio cinematografico in modo alternativo e critico rispetto agli stereotipi commerciali divulgati dai mass media. La retrospettiva dello scorso anno, intitolata “Finestre di Cinema”, percepiva nell’inquadratura un’apertura d’irrealtà riflessa nel reale e il nuovo CINEFORUM, pur essendo dedicato al Tema della Morte, non si discosta dalle inquietudini di un’indagine morbosa, incessante, resa drammatica dalle avventure dello sguardo diegetico. Il titolo, “Non piangete, è solo sonno arretrato", cita l’epitaffio pensato da Walter Chiari per la propria tomba, una frase scherzosa che rimanda in chiave ironica alla sottile linea che separa la Vita dalla Morte, labile confine lungo il quale si fronteggiano stati d’animo contrastanti sulla responsabilità morale, su un’intima, plausibile testimonianza a cui ciascuno è chiamato, sull’irriducibile ricerca di un senso. Avete mai visto un western, un giallo, un noir, un horror, un film di guerra? E vi siete mai chiesti quanti personaggi "muoiono" nel corso dello spettacolo? Il semplice dato statistico basterebbe a sancire lo stretto legame tra il Cinema e la Morte. Ma, volendo compiere un salto epistemologico, è innegabile che il Cinema dà corpo alle ombre della vita che fugge, trattiene l'oggetto che si allontana, soffermandosi sull’interregno nel quale il personaggio si ritrova faccia a faccia con il mistero, con l’angoscia, con la fine, nella prospettiva ungarettiana per la quale “la morte/si sconta/vivendo”. Eppure, la Morte al Cinema trova campo non tanto nell’ipoteca che rappresenta quanto nella retrospettiva che provoca, non nella tensione verso un futuro fuori portata bensì nel riscatto di un passato in cui neanche la catarsi finale riesce a “sanare” un senso di Morte latente, collettivo, profondo. La Morte è l’Unheimlich, il perturbante che affascina e spaventa, motore di creatività e veicolo di dannazione. Difficile da spettatori essere alla sua altezza, più facile lasciarsi sedurre dalle sue proditorie lusinghe o attribuirle ragioni secondo le proprie aspettative, infatti il Cinema per Jean Cocteau non è altro che la morte al lavoro e lo stesso André Bazin in "Che cos’è il Cinema" afferma che "l'essere umano per natura è spinto a imbalsamare, a conservare ciò che è destinato a perire. Ne deriva un'ossessione che precede ogni esigenza estetica”. E allora, al di là della natura stessa del dispositivo cinematografico (ogni 24 fotogrammi al secondo la macchina infernale genera fantasmi, la proiezione delle immagini parte dall'oscurità, dal nero, dal buio della sala, ogni film - suddiviso in due tempi - scorre sullo schermo per una durata stabilita e poi muore) forse dovremmo chiederci quali legami psichici intercorrano tra la Morte e lo Schermo. Ecco perché i sette incontri del Cineforum rappresenteranno altrettante occasioni per osservare attraverso lenti cangianti la Morte, l’unica esperienza che riguarda tutti ma che, per la nostra società consumistica e omologante, sostiene Pier Paolo Pasolini, è argomento da evitare, tabù per antonomasia. Tutto questo - e molto altro ancora - è IL CINEFORUM di quest’anno. Parafrasando l’indimenticabile Humphrey Bogart di Deadline: “È il CINEMA, bellezza, il CINEMA! E tu non puoi farci niente! Niente...”. Buona visione. 


Pubblicata il 03 novembre 2018

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