XXV Aprile
Liceo Classico, Scientifico e Musicale
Via Martiri della Libertà, 13 30026 (Portogruaro) • Tel. +39 042172477 • Fax: +39 0421 71507
Email: vepc050007@istruzione.it • PEC: vepc050007@pec.istruzione.it

Il Liceo Statale "XXV Aprile" di Portogruaro anche per l' a. s. 2017-2018 propone un’attività di CINEFORUM aperta a tutti coloro, adulti e adolescenti, sia interni sia esterni all'Istituto, che siano davvero interessati ad approfondire il discorso sullo specifico filmico. La finalità è la stessa di sempre. Tendere a una fruizione corretta e adeguata del linguaggio cinematografico in modo alternativo e critico rispetto agli stereotipi commerciali divulgati dai “mass media”.

 

La retrospettiva dello scorso anno, intitolata “I SETTE VIZI CAPITALI - Cinefile visioni del peccato”, nasceva dalla volontà di percepire nella finzione cinematografica l’essenza dei sentimenti, le loro metamorfosi, le degenerazioni pulsionali, le più recondite devianze e i più inquietanti turbamenti dell’animo umano. Ebbene, il CINEFORUM 2017-2018, intitolato “WINDOWS. Finestre di Cinema”, non si discosta dalle inquietudini di un’indagine morbosa, incessante, resa drammatica dalle avventure simenoniane dello sguardo diegetico.

Per Ortega y Gasset l’inquadratura è un’apertura d’irrealtà che si riflette nel reale. Guardandola, lo spirito fa un salto come dalla veglia al sonno e il film è un’isola immaginaria che fluttua, circondata da ogni parte dalla realtà. Nel recinto immaginario che mette in comunicazione realtà e fantasia, le inquadrature sono buchi ideali nello schermo, brecce d’inverosimiglianza alle quali ci affacciamo attraverso una finestra simbolica, cioè lo schermo, elemento fisico di separazione ma anche occasione di abbattimento delle barriere tra il dentro e il fuori, tra quello che siamo e quello che “vediamo-ma-non-possiamo-toccare”.

I limiti della finestra, così come la cornice di un quadro, svolgono un ruolo determinante all’interno dei meccanismi di produzione e ricezione delle immagini, attivando quella funzionalità normativa e selettiva indispensabile per separare il dominio dell’arte dal mondo reale. La posizione liminare, la funzione di cesura tra mondo fenomenico e rappresentazione cinematografica fanno dell’inquadratura un oggetto ambiguo, luogo (o non-luogo) di un’articolazione precaria tra lo spazio del film e quello dello spettatore.

Così, come il quadro per L. B. Alberti, il Cinema è “una finestra aperta sul mondo”, l’inquadratura rappresenta il punto di passaggio tra interno ed esterno, la scatola filmica è una cornice che ritaglia un altro luogo, un tempo altro. In questo spazio simbolico lo “spettatore” (dal latino “spectare”, osservare) è davvero tale: egli guarda attraverso quella strana “finestra” situata tanto dentro lo spazio filmico quanto fuori da esso, come una lente d’ingrandimento sugli eventi.

Al cinema, insomma, la finestra è un elemento centrale, il nodo distributivo della narrazione. E non è un caso se anche la rappresentazione strumentale ha adottato la metafora delle finestre (windows) nelle tecnologie digitali, nell’informatica, in un mondo come quello della telecomunicazione che richiede un suo vocabolario, una sua sintassi, un nuovo “foglio di carta” su cui scrivere. Gli schermi dello smartphone, del tablet, del personal computer creano un nuovo immaginario che libera lo spazio e la creatività.

A sua volta, lo schermo cinematografico si configura come la vera finestra fantasmatica del nostro immaginario collettivo. Un uomo siede nel buio e attraverso una finestra osserva i drammi umani: è sia il canovaccio del film La finestra sul cortile (A. Hitchcock, Rear window, 1954, con James Stewart e Grace Kelly), sia la descrizione dello spettatore al cinema. Da un lato, l’osservatore detiene una posizione privilegiata, dall’altro mantiene le distanze. Finché il protagonista rimane in una prospettiva familiare, gli eventi non sembrano pericolosi, ma, quando la fidanzata varca la soglia del mondo osservato, il mondo fuori diventa insidioso anche per chi sta dentro. “Rear window”, la finestra di dietro, quella che affaccia sul cortile interno, dalla quale si possono spiare i vicini senza essere visti… Il titolo stesso del capolavoro hitchcockiano evoca le diverse “finestre” del cinema: l’occhio del regista, la macchina da presa, il proiettore, la finestra della sala di proiezione, il punto di vista dello spettatore, il film come “finestra sul mondo”.

Tutto questo - e molto altro ancora - è IL CINEFORUM 2017-2018 di Sergio Amurri & Roberto Berlinghieri®. Parafrasando l’indimenticabile Humphrey Bogart di Deadline: “È il CINEMA, bellezza, il CINEMA! E tu non puoi farci niente! Niente…”. Buona visione.