XXV Aprile
Liceo Classico, Scientifico e Musicale
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Proviamo a intuire che cosa può essere l’Europa e che cosa significa essere cittadini europei. Per riflettere ci prenderemo come spunto il cinquecentenario dell’Utopia di Thomas More: sarà un buon libro per meditare sulla nostra utopia europea.                             E, naturalmente, i nostri tremila anni di pensieri, proprio a cominciare dai classici antichi, forse possono aiutarci.

Il mondo greco e latino è sempre stato permeato di guerre, odi etnici, contrapposizioni violente. Nell’antichità classica, l’Europa era un’espressione geografica dai contorni che si sono progressivamente evoluti nel tempo, a un certo punto la misura del trionfo di un impero in armi, quello romano; e in nessun modo uno spazio di cittadini come noi oggi lo immaginiamo e – sia pur tra mille difficoltà – lo viviamo. Eppure proprio nel mondo antico sono nate alcune fra le immagini e le idee più durature di convivenza felice tra gli uomini, spesso oggi accomunate sotto il segno dell’utopia, o meglio dell’ou-topía, letteralmente ciò che non ha un luogo. Molte volte, la tensione verso quei “non-luoghi” è stata foriera di miglioramenti nella vita quotidiana degli uomini. Se l’Europa unita, per come è costruita oggi, si sta rivelando sempre più un’utopia, forse proprio rimeditare le tensioni ideali che hanno animato gli antichi può spingerci a perseverare in un ideale che sembra sotto scacco. «A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare», diceva Eduardo Galeano.

I classici greci e latini, al solito, non forniscono risposte né modelli. Né ovviamente rivendicano un ruolo privilegiato a danno di altre culture o di altri paradigmi. Ma essi rappresentano un’indubbia radice della nostra cultura, la cui voce può essere specialmente utile nei momenti di crisi. È dalla fiducia in questa dinamica che dipende, in larga misura, la formazione di quelli che saranno un giorno dei veri cittadini europei. (A. Camerotto)

Locandina Classici Contro


Pubblicata il 26 aprile 2017